Progetto Vitruvio di Mosca

Trattato "Dieci libri dell'architettura" (De Architectura libri decem) (Venezia, 1511). Biblioteca di ricerca del Museo Statale di Belle Arti Puškin

La Biblioteca di ricerca del Museo Statale di Belle Arti Puškin conserva un'edizione del trattato "Dieci libri dell'architettura" (De Architectura libri decem) dell'architetto romano del primo secolo a.C. Marco Vitruvio Pollio, stampato in latino a Venezia nel 1511. La copia è unica nel suo genere perché include numerose note scritte a mano ai margini delle pagine, soprattutto in latino, ma anche in greco antico e in italiano. L'analisi di queste note e la loro attribuzione è stata una sfida importante per il personale della Biblioteca di ricerca. Il progetto di studio lanciato nel 2019 è stato chiamato "Vitruvio di Mosca” e comprende un’analisi completa della copia dalla sua storia ai disegni nei margini, nonché la digitalizzazione e, a breve includerà anche il restauro scientifico.

Le informazioni sulla pagina saranno ampliate al progredire del progetto.

    • L'edizione veneziana del 1511 dell’opera di Vitruvio divenne uno dei libri di architettura più influenti stampati nel XVI secolo e il suo successo fu merito del lavoro dell'umanista, architetto e ingegnere Fra Giovanni Giocondo (1435-1515). Tra le più interessanti caratteristiche della pubblicazione si possono osservare 136 xilografie dello stesso Fra Giocondo, un glossario di termini architettonici e una "chiave" di lettura per decifrare le insolite unità di misura: consultando i manoscritti medievali di Vitruvio spesso ci si imbatteva in punti oscuri, che richiedevano un chiarimento e a volte un'ulteriore interpretazione; Fra Giocondo lavorò molto sul testo affinché venissero chiariti questi passaggi e il suo contributo rese il testo di facile lettura e – di conseguenza – rese l'opera molto popolare tra i suoi contemporanei.
    • La copia pervenuta al Museo Puškin è completa e consiste di 123 fogli.
    • Il libro è rilegato interamente in pelle di vitello marrone scuro.
    • Su uno dei fogli di risguardo si può notare una filigrana a forma di brocca: queste filigrane erano utilizzate dalle cartiere europee che operavano nel secondo quarto del XVII secolo.
    • Entrambe le copertine sono rese più resistenti da alcuni fogli di pergamena di un manoscritto latino medievale che contiene il testo dei sermoni di Gregorio Magno, era usanza infatti utilizzare frammenti di manoscritti riportati su questo materiale resistente per sostenere le rilegature.
    • Il trattato arrivò alla Biblioteca di ricerca nel 1932 dall'Accademia Statale di Storia dell'Arte. Presumibilmente tra il 1918 e il 1924 il trattato si trovava nella sala di lettura pubblica del Museo Proletario V.I. Lenin nel distretto Blagushe-Lefortovskyj di Mosca, come indicato dal timbro presente su quattro pagine del trattato. Rimane tuttora un mistero a quale collezionista russo appartenesse il libro prima del 1918, tuttavia è noto che nella seconda metà del XVIII secolo la copia si trovava nella biblioteca del generale e inventore scozzese Robert Melville in Gran Bretagna, la copia è infatti firmata e datata "Robert Melville 1763" sul foglio di risguardo. L'attribuzione è stata confermata da un libro che riporta la medesima nota del proprietario della collezione dell'Università di Edinburgo; ciononostante i margini della copia pervenuta al Museo Puškin non contengono nessuna delle note scritte a mano da Melville: tutte le note sono riportate in calligrafia corsiva umanista, molto comune nella metà del XVI secolo.
    • Le annotazioni ai margini del libro sono scritte con inchiostro marrone di varie tonalità e sono presenti su 96 delle 110 fogli numerati della copia. I margini che presentano commenti occasionali di una sola parola si alternano a pagine in cui quasi tutto lo spazio libero sui margini e tra le righe è riempito da minuscole annotazioni.
    • Le macchie d'inchiostro suggeriscono che il proprietario della copia ha lavorato in fretta cercando di annotare i suoi pensieri mentre leggeva.
    • Le caratteristiche sbavature nella parte inferiore di ogni foglio indicano che il libro è stato spesso toccato, il che suggerisce che l'autore del commento scritto a mano ha letto il trattato per molto tempo. Le annotazioni lasciate direttamente nel testo assomigliano alle modifiche e alle aggiunte tipiche di un editore che revisiona gli errori di un testo. In alcuni punti, il proprietario rinascimentale del trattato corregge e amplifica il testo di Vitruvio nella versione di Fra Giocondo e, a margine, spiega le ragioni delle correzioni. L'autore delle note sembra aver avuto una conoscenza approfondita sia del latino che dell'argomento del trattato, e si dedicò diligentemente e professionalmente nella sua critica del testo di Vitruvio.
    • I commenti manoscritti a margine del trattato contengono molti riferimenti a una grande varietà di fonti letterarie che sono talvolta accompagnate da citazioni. L'analisi di queste note ha permesso di ricostruire le tendenze letterarie del proprietario rinascimentale del trattato di Vitruvio: tra i libri citati ci sono opere sia di autori antichi (Plinio, Catone, Varrone, Columella) che di umanisti del XV e XVI secolo (Alberti, Dürer, Budé, Maurolico, Philandrier). L’autore più antico menzionato è il filosofo greco Teofrasto, vissuto nel IV secolo a.C., e quello più recente è il filologo umanista francese Adrien Turnèbe: una citazione delle sue Adversaria, pubblicate nel 1564-1565, appare più volte in margine all’opera di Vitruvio.
    • Nel XVI secolo il libro è senza dubbio appartenuto a uno studioso italiano che parlava correntemente le lingue antiche, possedeva una vasta biblioteca umanistica e conosceva bene la teoria architettonica. L'esame successivo delle note nel contesto della storia e della cultura italiana del XVI secolo ha permesso di identificarne l'autore. Si trattava dell'umanista Daniele Barbaro (1514-1570), ambasciatore e storiografo della Repubblica di Venezia, patriarca eletto di Aquileia, amico e mecenate dell'architetto Andrea Palladio, traduttore e commentatore dei testi di Vitruvio, una delle persone più colte del suo tempo, i cui ritratti furono dipinti da Tiziano e Veronese. I campioni di scrittura ritrovati sulle pagine della copia di Mosca sono stati confrontati con i manoscritti di Daniele Barbaro della Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia, Italia) e l'analisi comparativa della scrittura ha confermato inequivocabilmente l'attribuzione.
    • La biblioteca di Daniele Barbaro venne ereditata dopo la sua morte da suo fratello minore Marcantonio e successivamente dai nipoti.
    • Quando questo ramo della famiglia Barbaro si interruppe, una parte della biblioteca passò ad un'altra famiglia e verso il 1630 alcuni importanti pezzi della biblioteca arrivarono sul mercato antiquario. Il nuovo proprietario sconosciuto sostituì la vecchia rilegatura con una nuova: ciò è evidenziato dalla già menzionata caratteristica filigrana a forma di brocca sulla foglio di risguardo. Questo tipo di filigrana era usato nelle cartiere nel nord della Francia, in Inghilterra e in Irlanda, si può dunque supporre che l’opera di Vitruvio abbia lasciato l’Italia per le isole britanniche nel secondo quarto del XVII secolo, dove un giorno passò nelle mani di Robert Melville.
    • Tutti i commenti scritti a mano nei margini del trattato sono stati trascritti e tradotti in russo nel corso del 2020. Tuttavia, il progetto “Vitruvio di Mosca” non finisce qui: lo studio dettagliato dei margini, il restauro del trattato e la pubblicazione dell'intero corpo di ricerca di questo esemplare unico sono ancora in corso. Nonostante ciò è già chiaro quanto sia importante questo ritrovamento. L’analisi delle note permetterà di tracciare l’evoluzione del pensiero dell'umanista Daniele Barbaro mentre lavorava con il testo antico e preparava il suo Commento a Vitruvio (Venezia, 1556 e 1567) – uno dei più importanti trattati di architettura del Rinascimento. Le note a margine del trattato presente al Museo Puškin sono una fonte completamente nuova per gli studiosi di teoria dell’architettura rinascimentale e dell’arte di Venezia.
    • Ekaterina Igošina – storica dell'arte, dirigente della Biblioteca di ricerca del Museo Statale di Belle Arti Puškin, responsabile del progetto.
    • Anna Markova – storica del libro, capo bibliografo della Biblioteca di ricerca del Museo statale di Belle Arti Puškin.
    • Il’ja Anikiev – storico, paleografo, assistente della cattedra di storia medievale presso la Facoltà di storia dell'Università Statale Lomonosov di Mosca (MSU).
    • Alija Jamalieva – filologa, bibliotecaria della Biblioteca di ricerca del Museo Statale di Belle Arti Puškin.
    • Julija Krasnobaeva – storica, capo ricercatore presso il Dipartimento di Numismatica del Museo Statale di Belle Arti Puškin, curatrice della collezione di monete e medaglie dell'Europa occidentale.

Trattato "Dieci libri dell'architettura" (De Architectura libri decem) (Venezia, 1511). Biblioteca di ricerca del Museo Statale di Belle Arti Puškin