Si è spenta a Mosca, la sera del 30 novembre 2020, all'età di 98 anni, Irina Antonova, presidente del Museo Statale di Belle Arti “A.S. Puškin”.

Irina Alexandrovna ha dedicato 75 anni della sua vita al Museo Puškin e ne è diventata il vero e proprio simbolo. Durante gli anni alla sua guida, il museo si è trasformato in uno dei centri culturali più importanti del paese e ha ottenuto ampi riconoscimenti internazionali, qui si sono tenute dozzine di grandi mostre, nonché il leggendario festival "Le serate di dicembre di Svyatoslav Richter", creato quarant'anni fa da Irina Alexandrovna insieme al grande musicista.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver completato i corsi di infermieristica, Irina Antonova ha lavorato nell’ospedale di Krasnaya Presnya. Dopo la laurea presso l'Università Statale di Mosca, il 10 aprile 1945, iniziò il suo percorso al Museo Puškin come ricercatrice presso il Dipartimento dell’arte dell'Europa occidentale. Nel 1946-1949, ha fatto un dottorato di ricerca presso la scuola di specializzazione del museo. A quei tempi, l'area dei suoi interessi scientifici includeva l'arte del Rinascimento italiano. È stata direttrice del museo dal febbraio 1961 al luglio 2013, dopodiché n’è diventata la presidente.

Negli ultimi decenni sotto la guida di Irina Antonova il Museo Puškin, più di qualsiasi altro museo del nostro paese, ha avuto la straordinaria missione di far scoprire i tesori della cultura artistica mondiale a diverse generazioni di spettatori russi. È stata l'audace decisione di Irina Aleksandrovna a rendere possibile l’organizzazione della mostra epocale “Mosca – Parigi. 1900-1930 ”(1981), che, nelle condizioni di stretto controllo ideologico, divenne la svolta più importante nella ricostruzione di un quadro veritiero della cultura artistica russa del Novecento. L'autorità internazionale del direttore del Museo Pushkin ha permesso di mostrare a Mosca l'opera d'arte più famosa del mondo – "La Gioconda" di Leonardo da Vinci (1974).

Tra le altre mostre organizzate sotto la direzione della Direttrice Antonova, è d’obbligo citare "Tesori della tomba di Tutankhamon" (1973), "Marc Chagall. Per i 100 anni dalla nascita dell'artista ”(1987),“ Il Mondo degli Etruschi ”(1990 e 2004),“ Mosca – Berlino. 1900-1950 ”(1996),“ Verso Proust ”(2001),“ Russia – Italia. Attraverso i secoli. Da Giotto a Malevich "(2005)," Turner. 1775-1851 "(2008)," Alberto Giacometti "(2008), “Caravaggio” (2011), “Tiziano” (2013) e molte altre.

Nel 1974, dopo un'importante ristrutturazione del museo, Irina Aleksandrovna ha avviato il più grande progetto per il nuovo allestimento museale. Dopo aver superato le critiche della comunità scientifica e del pubblico, Irina Aleksandrovna ha deciso di ridurre significativamente l'esposizione dei calchi al primo piano al fine di espandere l'esposizione della collezione dei dipinti – inclusi gli impressionisti e postimpressionisti.

Durante gli anni della guida di Irina Aleksandrovna, le superfici del museo si espansero notevolmente grazie alla concessione al museo di una serie di edifici nei quartieri adiacenti. Tutto è iniziato nel 1961 quando il Museo Puškin ha ricevuto in dono l’attuale Casa della Grafica. Successivamente, Irina Aleksandrovna ha avviato la creazione della Città museale, sognata dal fondatore del museo, Ivan Vladimirovich Tsvetaev. Attualmente sono in corso i lavori per la ricostruzione di una serie di edifici e il sogno di Irina Alexandrovna troverà la sua realizzazione nei prossimi anni.

Su iniziativa di Irina Alexandrovna dal 1967 il Museo Puškin tiene l’annuale conferenza scientifica dedicata alla memoria dell'eccezionale critico d'arte Boris Robertovich Vipper. La peculiarità di questa conferenza è l’esame multidisciplinare dei problemi dell'arte e della cultura, basandosi sui materiali delle mostre più significative realizzate dal museo.

Irina Aleksandrovna ha contribuito attivamente alla riscoperta dei nomi dimenticati dei collezionisti quali Sergei Ivanovich Shchukin e Ivan Abramovich Morozov, e ha anche sostenuto l'iniziativa di Ilya Samoilovich Zilberstein, aprendo nel gennaio 1994 il Museo delle collezioni private (ora Dipartimento delle collezioni private) come parte del Museo Puškin.

Irina Antonova era membro onorario del Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM), accademico dell'Accademia Russa delle Arti, l'Accademia Russa di Educazione, dottore onorario dell'Università Statale Russa per le Scienze Umanistiche, funzionario d'arte onorato della Federazione Russa.

Irina Aleksandrovna era titolare a pieno titolo dell'Ordine al merito per la Patria, ha ricevuto numerosi premi statali dell'Unione Sovietica: gli Ordini della Rivoluzione d'Ottobre, l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, l'Amicizia dei Popoli, ed è anche diventata vincitrice del Premio di Stato della Federazione Russa nel 1995 e nel 2017.

Era Commendatrice dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Commendatrice dell'Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia), Cavaliere dell'Ordine della Legione d'Onore. Per il suo contributo allo sviluppo della cooperazione culturale tra Giappone e Russia, Irina Antonova è stata insignita dell'Ordine del Sol Levante (Stelle d'Oro e d'Argento).

Per decenni non è stato quindi possibile immaginare il museo senza Irina Antonova: la sua volontà incrollabile e il suo illuminato entusiasmo. Fino ai suoi ultimi giorni, Irina Aleksandrovna ha vissuto la vita del museo, ha partecipato costantemente alle riunioni operative e strategiche, difendendo il suo punto di vista con la sua caratteristica passione e coerenza.

Per gli amici e colleghi, la dipartita di Irina Aleksandrovna è una immensa mancanza personale, paragonabile alla perdita di un parente. Per moltissimi visitatori del museo, spettatori dei programmi della Antonova sul canale Kultura, per tutti gli illuminati del paese, la scomparsa di Irina Aleksandrovna rappresenta la fine di un'epoca della vita culturale della Russia. Con la sua leadership lunga mezzo secolo, ha creato il moderno Museo Puškin, ha cresciuto generazioni di suoi dipendenti, e ora la missione del Puškin è quella di continuare la sua nobile opera di essere al servizio delle Belle Arti, mantenendo la connessione tra i tempi e le culture.

Marina Loshak, direttrice del Museo Puškin

E’ difficile immaginare il Museo Puškin senza Irina Aleksandrovna Antonova, che n’è diventata l’elemento integro, il volto, il simbolo, e anche parte del mito del Puškin in tutte le sue sfaccettature. Era una giovane ragazza quando è arrivata al Museo nel 1945, e fino ad oggi, ad eccezione di alcuni mesi di quest’anno segnati dal coronavirus, veniva al Museo quasi ogni giorno, e ci siamo abituati a sentirla vicino. Anche senza parlarle dei progetti, solo sentendo i rumori e la sua voce dietro la porta del suo ufficio capivamo che era lì e sentivamo la sua presenza. La presenza di una persona dalle grandi emozioni, molto aperta, che amava non per apparenza, e anche molto austera nel suo approccio alla vita. Mi è difficile nominare qualsiasi altra istituzione che sia così strettamente legata all’immagine di una persona come il Museo Puškin ed Irina Aleksandrovna Antonova. Era una persona senza paura – professionalmente e personalmente. Lungo tutta la sua carriera ha fatto dei passi molto importanti, passi di una persona pronta a rischiare. Le sue azioni erano le azioni di una persona che capisce che il proprio mestiere ed i principi prevalgono su tutto il resto. Ciò accadeva in un momento complicato del suo lavoro al Museo – durante gli anni sovietici molte cose, alle quali siamo abituati ora, erano vietate, il che rende ancora più preziose le sue vittorie: le mostre “Mosca-Parigi. 1900–1930” (1981),“Mosca-Berlino. 1900–1950” (1996), progetti legati ai nomi dei più grandi maestri dell’arte mondiale, l’esposizione della Gioconda. Questi progetti sono stati preceduti dal suo lavoro durante la permanenza presso il Museo Puškin dei capolavori della Pinacoteca di Dresda. Ogni momento della sua vita è legato alla storia del Museo, vittoriosa e straordinaria. A noi, dipendenti del Museo, lei mancherà molto, mancherà il suo approccio intransigente alla vita, il parere sincero, la capacità di staccarsi dal quotidiano ed essere coraggiosa. Ci mancherà questa figura – che fa indubbiamente parte di noi e delle nostre vite.  

La scomparsa di Irina Aleksandrovna è stata causata da insufficienza cardiaca acuta, complicata dal coronavirus. Come da sue volontà, Irina Aleksandrovna sarà sepolta al cimitero Novodevichy vicino alla madre e al marito. A causa della complicata situazione sanitaria la cerimonia d’addio si svolgerà a porte chiuse, presso il Museo. Si invita tutti coloro che vorranno esprimere le proprie condoglianze di mandare una lettera all’indirizzo antonova@pushkinmuseum.art. I contributi saranno pubblicati nell’apposita sezione memoriale sul sito del Museo (pushkinmuseum.art).